IL PERCORSO ARTISTICO
Gabriele Petrosino inizia la sua attività artistica nell'estate del 1976,
a 16 anni. Dopo una prima esperienza grafica, incomincia a dipingere indirizzandosi
con particolare attenzione alla ricerca di una propria identità artistica
operando nell'ambito delle avanguardie storiche del Novecento.
All'inizio degli anni Ottanta le opere appaiono improntate ad una visione
surreale della realtà, con riferimenti concettuali alle forme dei solidi
che si strutturano in interessanti composizioni pittoriche. Il blu è il
colore dominante di questo periodo in cui le atmosfere crepuscolari pervadono
persone, paesaggi, oggetti. L’indagine pittorica è incentrata sulla “theca”,
intesa come contenitore di speranze, sentimenti, idee. In una luce lunare
si fondono le persone, il paesaggio, le cose assumendo una dimensione romantica,
sognante, onirica.
A metà degli anni Ottanta, però, l'attenzione dell'artista si sposta sulla
pennellata e sul colore. La prima viene intesa come elemento costruttivo
di composizioni in cui il colore viene trattato alla stregua di tessere
musive che determinano allo stesso tempo forma e colore; il secondo viene
usato puro, con poche miscelazioni, con tutta la sua forza cromatica. (vedi
Attesa 1986, Vaso con fiori 1987, Ponte di Napoli 1988, Una vita insieme1989).
La pennellata, a tratti brevi e ripetuti, crea una sorta di macro-divisionismo
che modella le forme ma rimane al tempo stesso un elemento estraneo alla
figurazione vera e propria con una propria coerenza e una propria forza
compositiva. Il colore, puro, invece, rievoca l'esperienza degli espressionisti
con un accostamento dei colori complementari ed una ridotta gamma tonale.
L’Artista pratica quindi una pittura post-impressionista con un macro-divisionismo
che permette di scomporre il soggetto pittorico in tanti tasselli di colore
puro che, nel ricomporre la figura, creano un insieme armonico di forme
e di colori
All'inizio degli anni Novanta la ricerca dell'artista si rivolge agli aspetti
caratteristici del paesaggio e dei personaggi della nostra terra con una
maggior attenzione per le variazioni tonali del soggetto e l'impatto cromatico
delle opere. Il colore viene usato ancora puro, ma non alla ricerca di contrasti
cromatici bensì in combinazioni tonali che esaltano forme e colori in un
contesto compositivo sempre solido e convincente. Si scoprono i colori tipici
dell’Artista, soprattutto i verdi, i viola, i blu, che non solo visualizzano
le figure ed i paesaggi ciociari, ma riecheggiano i suoni primaverili ed
estivi della nostra terra, ricordano i colori puri del verde Fibreno, sottolineano
i colori sgargianti delle vecchie contadine ciociare. Gabriele Petrosino
va evolvendosi sia nel tratto che più in generale nella sua ricerca artistica.
(vedi Lago 1990)
In particolare nell’opera Cicc i matt (1990) si nota come il Fibreno offre
all’Artista spunti notevoli per lo studio degli alberi e della vegetazione
e dei loro riflessi sull’acqua. Nonostante la pennellata ancora piena e
divisionista che esalta ed evidenzia l’intensità cromatica e gli “intrecci”
di colore, i piani prospettici sono scanditi in modo netto e quasi geometrico.
Il grande albero divide in modo simmetrico il quadro, equi librando le masse
scure e quelle chiare ponendo in grado l’osservatore di distinguere nettamente
il primo piano da quelli più lontani. Il tronco è dipinto con un blu intenso
interrotto da alcune zone più chiare, risolte con poche pennellata “piatte”
ben accostate. Il paesaggio retrostante è costruito con tonalità più chiare,
in modo simmetrico intorno alla linea che il lago crea quando arriva alla
terra ferma. Le colline, dipinte con colori blu-verdastri di una tonalità
più chiara rispetto al primo piano ma più scura relativamente all’azzurro
del cielo e del lago, creano un insieme di piani e di linee orizzontali
che equilibrano il grande albero del primo piano. Le due direttrici orizzontali
e verticali danno grande forza al quadro, grande equilibrio e focalizzano
l’attenzione dell’osservatore verso il centro.
Qui, leggermente decentrato rispetto al centro geometrico, troviamo il soggetto
del quadro, nella sua posizione caratteristica. E’ un personaggio di Posta
Fibreno, “cicc i matt”, colto in un momento particolare di riflessione e
di contemplazione.
Nell’opera Ponte Tapino (1990) la ricerca artistica di Gabriele Petrosino,
iniziata a metà degli anni ’80, caratterizzata da una fitta rete di colori
puri, variamente intersecatesi, riecheggiante le trame dei divisionisti
e più in generale dei post-impressionisti, è particolarmente evidente. Osservando
il quadro si può notare, infatti, che la carica materico-cromatica delle
pennellate è rimasta inalterata. Ma l’attenzione dell’Autore si dirige verso
quegli aspetti luministici ed impressionistici che il paesaggio ciociaro
offre così generosamente. I riflessi del ponte danno al pittore il pretesto
tecnico per amplificare passaggi cromatici e contrasti tonali che ricreano
nell’animo dell’Autore e di coloro che osservano il dipinto stati d’animo,
emozioni e ricordi legati al tranquillo scorrere del Fibreno sotto il vecchio
ponte.
Negli anni successivi la visione dei paesaggi diventa sempre più distesa
e pacata, la pennellata si allarga in macchie di colore che si fondono in
una pittura compatta ed omogenea. I colori sono distribuiti sulla tela in
modo meno istintivo, con tonalità variegate rispetto alle condizioni climatiche
e allo stato d’animo dell’Artista.
(vedi Contadina-1993, Campagna ciociara con papaveri 1993, Contadine-1993)
E' l'atmosfera rarefatta dei paesaggi lacustri, le prospettive dei campi
dopo la mietitura, la descrizione sapiente dei piani prospettici ad attirare
l'attenzione dell'artista. La luce diventa protagonista. Illumina persone,
oggetti e paesaggi. Esalta la poeticità dei luoghi, l'espressività dei personaggi,
sempre in modo dolce ma deciso, graduale ma piacevolmente cromatico. E’
il recupero dell’impressionismo, nel suo messaggio sempre attuale dell’attimo
fuggente. Non più colori puri, mezzi tondi utilizzati nel loro massimo valore
timbrico e cromatico, ma colori che variamente si combinano sulla tela in
modo da restituire, intatta, un’impressione o una emozione del momento.
La ricerca va verso gli aspetti luministici del paesaggio, dove lo sguardo
si perde nei piani più lontani e la prospettiva aerea viene esaltata da
“combinazioni” naturali di luci ed ombre e in cui la combinazione raffinata
delle opere è resa ancor più efficace da un sapiente uso dei materiali e
dal contrasto naturale tra i colori primari.
(vedi Campagna ciociara 1997, Riflessi sul Fibreno, Contadina)
Dall'anno 2000 si assiste ad un graduale superamento della fase impressionista
con un interesse particolare verso tematiche diverse ed approcci tecnici
e stilistici in parte nuovi. Oggetto di ricerca è' il “mercato”, inteso
come luogo fisico e virtuale in cui si incontrano le persone con i loro
pensieri, le loro preoccupazione, i loro sentimenti. Sono questi “personaggi”
i veri protagonisti delle opere di questo periodo, colti nelle loro pose
caratteristiche. Il loro studio non si ferma però all'aspetto esteriore
e formale, cercando invece di “scavare” nei loro sentimenti e nella valenza
intrinseca delle situazioni e della realtà che li circonda. I colori sono
usati in modo meno istintivo, non come escono dal tubetto, ma sono miscelati,
attenuati e “smorzati” dall'impasto spesso corposo e materico. C'è un recupero
del gesto, del segno come essenziale elemento compositivo e costruttivo,
un segno a volte veloce, istintivo, a volte più pacato e riflessivo. La
pennellata definisce solo l'essenziale per l'economia del quadro, lasciando
ad accenni informali ed astratti altre parti dell'opera, non per questo
meno attraenti ed interessanti.
(vedi Mercato, Mercato sul Liri)











